Eccoci con alcune riflessioni di fine anno riguardanti la gestione di una situazione emergenziale e difficile da parte delle amministrazioni, a tutti i livelli. Una situazione in cui ci è sembrato sconveniente fare opposizione diretta e abbiamo provato ad attuare una politica costruttiva, facendo un passo indietro ogni volta che fosse il caso di farlo. Non possiamo però non trovarci ora a tirare le somme (in senso proprio e figurato), per capire cosa abbia e cosa non abbia funzionato, se non altro per cercare di non ripetere gli stessi errori nella ripartenza…

Come ben sottolineato dal Consigliere Antonio Squitieri nel corso dei lavori per l’approvazione della variazione al bilancio di previsione 2020/2022 dell’ultimo Consiglio Comunale, il gruppo di minoranza Fare Bene Comune ritiene che l’approccio dell’amministrazione comunale nella gestione dei riflessi economici derivanti dall’emergenza coronavirus sia stato caratterizzato da una sostanziale inerzia e da una mancanza profonda di spirito di iniziativa.

Questa sensazione emerge fin dalla pubblicazione del DL rilancio 18/2020 con il quale l’articolo 109 consentiva di utilizzare la quota libera di avanzo di amministrazione per il finanziamento di spese correnti connesse all’emergenza in corso.

Quando la scorsa primavera è stato richiesto come la Giunta avrebbe gestito questa disposizione, ci è stato risposto che si sarebbe dovuta attendere l’approvazione degli equilibri di bilancio.
La preoccupazione principale dell’amministrazione era rivolta ad una ipotetica e probabile riduzione delle entrate, e questo aspetto poteva anche essere condivisibile allora.

Nel frattempo però la Giunta si era già adoperata sul fronte delle spese, generando delle forti perplessità, soprattutto per quanto concerne la riduzione dei contributi alle scuole dell’infanzia (normati da specifica convenzione, i cui accordi sono stati disattesi da parte dell’amministrazione comunale). Una scelta a dir poco incomprensibile e per la quale, a fronte di richieste esplicite di chiarire l’aspetto normativo sottostante, abbiamo ottenuto per tutta risposta un titolone di giornale che ci esplicitava esclusivamente che il Sindaco non è Babbo Natale (peccato, perché di questi tempi sarebbe tornato comodo).

Da allora, più volte come gruppo di opposizione abbiamo chiesto in aula di stanziare fondi per gestire i riflessi di una situazione emergenziale che ha oggettivi riflessi economici, così come fatto in molti comuni con un “fondo di mutuo soccorso” che stanzia contributi a fondo perduto per le microimprese del territorio che cercano di ripartire in questo anno drammatico, oltre a contributi per associazioni sportive e non, cui accedere tramite apposito bando (e non con elargizioni a pioggia e a sentimento, come avvenuto a Briosco).

Ciò nonostante, in questi mesi ci è sempre stata riservata la medesima risposta: “nell’incertezza valuteremo con le ultime variazioni di bilancio come comportarci”.

L’unica misura condivisibile, quella di stanziare un fondo a sostegno delle imprese per assolvere all’imposta TARI è stato più volte sollecitata dall’opposizione (a dire il vero era stato richiesto anche per la TOSAP), ed stata oggetto di correzione in consiglio comunale in quanto approssimativa e come al solito volta ad escludere determinate categorie, pur penalizzate, rientrate nel provvedimento solo dopo la nostra richiesta di modifica.

Bene, con la recente commissione bilancio, propedeutica all’approvazione dell’ultima variazione di bilancio, ci saremmo aspettati finalmente di comprendere le misure intraprese dall’amministrazione comunale, invece come al solito sono state elencate tutta una serie di economie di spesa maturate, e tutta una serie di trasferimenti statali volti a coprire le eventuali mancate entrate, ma tra queste nessuna rilevante misura.

Siamo giunti al paradosso che per il primo anno dopo molto tempo, nel 2020 il comune non avrà alcun problema a chiudere il bilancio. Questo significa che i soldi per l’ente non mancano affatto. Anzi, i numerosi trasferimenti statali e regionali che sarebbero serviti a far fronte all’emergenza sono invece andati a rimpinguare le casse comunali.

Ovviamente, per converso, l’amministrazione non si è lasciata sfuggire l’occasione propizia di manifestare l’inizio degli interventi sulle opere pubbliche, la più rilevante quella di Piazza Annoni, possibile anche grazie al lascito degli avanzi delle amministrazioni precedenti e soprattutto per l’eliminazione di vincoli di spesa posti negli scorsi anni. Un progetto frettoloso che andava messo in cantiere per non perdere i fondi regionali elargiti per l’emergenza. Un progetto non condiviso che per come è stato presentato andrà a recuperare uno spazio che resterà poco fruibile, messo sulla carta senza mettere al centro i cittadini ed i loro bisogni. Soprattutto un progetto caratterizzato dalla mancanza di un cronoprogramma: potrebbe trattarsi di un ennesimo cantiere che si apre e non si chiude (tanto più che nel budget non sono stati calcolati fondi per eventuali imprevisti).  

Servono scelte coraggiose anziché numerosi interventi tampone con effetto più mediatico che funzionale. Tra la molta (troppa?) carne al fuoco troviamo anche 37.000 euro riservati alla progettazione dell’ampliamento del centro sportivo, che forse sarebbero potuti essere impiegati per altre priorità.

A fronte di tutti questi impegni, riscontriamo ancora una volta importanti economie sul fronte dei servizi sociali (una per tutte le 25.000 euro che non sono stati in grado di spendere per il capitolo relativo agli interventi a favore di minori che usufruiscono degli educatori). 
Al di là della goliardia che ci porta a fare i conti della serva e pensare che con questa cifra si sarebbe garantita comodamente la quota consortile a Villa Greppi per almeno un anno e mezzo, ripiegando almeno le gravi mancanze sulla cultura (dal momento in cui l’anno scorso di questi tempi il fuggi fuggi generale dal Consorzio sembrava una priorità, prima di tutto economica), ci viene da chiedere, come è stato possibile non essere in grado in sei mesi di concordare con la cooperativa un progetto volto ad includere ragazzini disabili in un anno già fortemente caratterizzato da gravi mancanze per bambini e ragazzi? Non era proprio possibile ad esempio aumentare le ore degli educatori in questi primi mesi dell’anno scolastico, segnati da una difficile ripartenza dopo mesi di DAD per tutti gli studenti ed in particolare per alunni DVA? 
È politicamente corretto e mediaticamente funzionale sostenere di essere vicini alla disabilità nella giornata della disabilità.  La verità è che non si riscontra la stessa attenzione in un programma politico che si rivela privo di progettualità, a tutti i livelli.